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CON PROGETTAZIONEINTERNI.NET L’INTERIOR DESIGN DA’ PIU’ VALORE AI RETAILER

Le soluzioni di architettura e design firmate da ProgettazioneInterni.net nascono dal networking di specialisti e fanno leva su diversi asset strategici per coinvolgere i target di clientela e migliorare la shopping experience. La “filosofia” del Founder Cristiano Bonesso è raccolta in questa intervista inedita.

 

Oggi RETAIL PROJECT dà voce a Cristiano Bonesso, Founder & Owner dello studio ProgettazioneInterni.net e noto Architetto, per fare il punto sull’interior design d’autore in ambito Retail e sulla necessità di combinare architettura, comunicazione e grafica per progetti autenticamente di richiamo.

 

ProgettazioneInterni: punto di partenza o di arrivo? Qual è la filosofia del tuo studio?

ProgettazioneInterni nasce nel 2008 dopo un lungo percorso di ricerca nell’ambito della composizione architettonica e dell’interior design, inteso come uno strumento che sappia emozionare, esattamente come farebbero l’arte o il teatro. Quando l’ho fondata venivo da una lunga e costruttiva esperienza in Gruppo Coin e in questo senso rappresenta per me sia un punto d’arrivo che di partenza, un’esplorazione delle infinite potenzialità comunicative dell’architettura. Per questo motivo potrei definire la mia attività più un progetto di ricerca in continua evoluzione. La mission dello studio è quella di restituire un’identità autentica a tutti quei luoghi che hanno la necessità di comunicare i valori di brand e aziende. La mia idea era quella di creare uno spazio, un punto d’incontro aperto alla contaminazione tra competenze sinergiche diverse come architettura, design, comunicazione e grafica. E questo si riflette anche nel metodo di lavoro con cui affrontiamo i progetti che ci vengono affidati: lo studio è diventato ormai un network di specialisti in grado di dare un valore aggiunto nello sviluppo dei progetti più complessi. Questo network ci permette di occuparci con profonda competenza di tutti gli strumenti correlati all’interior design, con particolare attenzione alla grafica e comunicazione coordinata al progetto.

 

Emozione. Potresti considerarla il tratto distintivo dei tuoi progetti di interior?

Quando frequentavo la facoltà di Architettura a Venezia, ho scelto di laurearmi con una tesi in allestimento e museografia perché sono sempre stato interessato, o meglio, affascinato dall’aspetto scenico e dalla carica emotiva che questo luogo porta con sé. Inoltre, se approfondiamo un po’ il tema, la museografia ha delle forti affinità con il visual merchandising e la composizione del mix merceologico, ovvero con la cosiddetta “messa in scena del prodotto” (codifica dei criteri espositivi) e con la scelta strategica dei prodotti da esporre in una sequenza che faciliti l’acquisizione. Ho sempre pensato che un’architettura o uno spazio architettonico debbano stupire e che tutti dovremmo avere un luogo non solo che ci meravigli, ma che sia anche in grado di renderci felici.

 

Parlando di emozione, che importanza riveste la luce nei tuoi progetti?

La luce è a mio avviso uno dei temi più evocativi in assoluto e poterla “gestire” oggi in modo così agevole senza intervenire in modo strutturale sull’architettura è una grandissima opportunità per qualificare qualsiasi progetto. Nella narrazione attuata attraverso la costruzione di un percorso espositivo, sia esso fatto di opere d’arte o oggetti/prodotti, il progetto della luce rappresenta sicuramente uno degli aspetti tecnico-emozionali più importanti nel creare un’atmosfera attraente e coinvolgente che in qualsiasi caso garantisca una “visibilità”/leggibilità corretta dell’oggetto illuminato. Nell’ultimo decennio l’illuminotecnica ha fatto un incredibile passo in avanti in termini di quantità, qualità e, cosa non da poco, in termini di dimensioni della sorgete luminosa e relativi “strumenti per la sua diffusione” (parabole/diffusori in nuovi materiali). A fare la differenza, come noto, è stata l’introduzione di un diodo luminoso o più comunemente lo sviluppo e implementazione della tecnologia a LED che ha soppiantato i pur efficaci alogenuri metallici.

 

Il suo progetto è un punto d’incontro tra architettura e comunicazione. E il marketing?

I due campi non sono isolati né separati, anzi, architettura e comunicazione sono due discipline strettamente connesse e la possibilità di farle interagire tra di loro crea uno strumento molto potente a servizio della brand identity. Nello spazio noi non solo ci muoviamo, ma rappresentiamo ciò che siamo e che vorremmo essere. Questo aspetto è fondamentale per le aziende che vogliono coinvolgere nuovi clienti in un’esperienza di marca che rimanga impressa nella loro memoria a lungo. L’architettura e il design mi hanno permesso di esplorare questa dimensione “dal basso” partendo dalla materia e studiando il suo impatto sulla nostra percezione multi sensoriale. Potremmo dire che, nel momento in cui si lavora ad un progetto di interior, si immagina allo stesso tempo una conversazione con i visitatori e questo ha a che fare naturalmente con la comunicazione e tutti i suoi aspetti anche legati al marketing. La cosa interessante, però, è che nel mondo del Retail, non esiste una strategia commerciale senza l’anima di uno spazio che sappia coinvolgere. L’architettura è comunicazione, in tutti i sensi.

 

Come sta cambiando il mondo del Retail Design?

Nel mondo dell’interior di oggi sta assumendo sempre più valore il concetto di tailor made, ovvero di ciò che è personalizzabile e fatto su misura. Basti pensare ai negozi interattivi, ai sistemi di virtual tour che permettono di esplorare a livello digitale la showroom o i cosiddetti visori che permettono un’esperienza immersiva del processo di acquisto. Tuttavia, nonostante gli scenari che si stanno aprendo, il concetto di progettazione dell’interior design non cambia: si tratta di uno spazio ideato e progettato secondo una strategia e la cui finalità principale è il coinvolgimento del cliente target. Mi affascina in questa particolare prospettiva pensare all’interior design come ad una finestra sul mondo, una finestra che dia la possibilità di avere punti di vista differenti. Oserei dire che è come la “quarta dimensione” di cui parlava Duchamp. Le soluzioni di architettura e design danno questa possibilità e hanno molto più a che fare con l’umano di quanto si possa pensare, alla fine è proprio questo che crea un valore per le aziende. Quando dico che l’architettura è comunicazione, intendo esattamente questo. Penso che questa visione antropologica e fortemente culturale dell’architettura e dell’interior design abbia sempre rappresentato un valore costante nell’approccio ai progetti; in qualche modo ha fatto sì che nel mio lavoro rimanesse una traccia originaria ed essenziale che ne rende riconoscibile l’anima.

 

A cura della Redazione


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